Andrea Arditi

Forte di questa massima, ho nuotato, dribblato e stretto la cintura nera intorno alla vita. Questo, fino a che non ho capito le reali intenzioni di Giovenale. Di qui, tolta la cuffia, appese le scarpette al chiodo e dismesso il kimono, ho deciso di irrobustire i neuroni. Il tempo di qualche corsetta a Central Park con Woody Allen e di una decina di scazzottate nel Fight Club aperto da Palahniuk, ecco che ora percorrono la maratona sinaptica in una frazione di secondo. Tenerli in forma è facile: tre ripetizioni da 157 pagine di Benni, due da 223 di Nick Hornby, una boccata d'aria fresca nella Fattoria di Orwell e il gioco è fatto. “Carta, penna e fantasia” il loro motto. “Il congiuntivo non danneggia gli occhi” invece il mio. Fastidiose le relative, letali gli avverbi, sgradevole l'abuso di aggettivi e gerundi, sono innamorato delle metafore e invischiato in un rapporto clandestino con le iperbole.

Mi chiamo Andrea Arditi, ho lavorato in una radio torinese come speaker e a oggi lavoro come copywriter, ma lascio il mio futuro aperto a tante possibilità: copywriting, correzione di bozze, giornalismo e - perché no? - ancora radio. Con chi?

Con te.