Carmela Tedeschi
Stockholm, Sweden.
Carmela Tedeschi
Stockholm, Sweden.
Come sosteneva Giulio Carlo Argan solo nell’arte due più due non fa necessariamente quattro; solo nell’arte le scienze esatte divengono qualcosa in cui l’unica certezza dell’accadimento di un evento è nella possibilità stessa che esso accada. Il giallo può spostarsi verso il blu e diventare verde; verso il rosso e diventare arancione; o può anche scegliere di rimanere giallo. Insomma può stabilire infiniti rapporti di relazioni…può, non deve. E’ l’esistenza stessa di questa possibilità, di un fattore obliquo che scompagini un ordine astrattamente precostituito che costituisce la libertà dell’arte e della vita, che distingue l’individualità creatrice dal computer produttore di forme.
E questo è particolarmente vero per l’attività di Carmela Tedeschi, già nella scelta stessa delle modalità della sua produzione, messe in atto secondo un procedimento che non esiterei a definire alchemico: come gli antichi alchimisti trafficavano con fornelli e alambicchi così la Tedeschi, per sua stessa ammissione, si adopera, per dare vita alle sue combinazioni, con i materiali più disparati; con la carta, ma anche con pittura a olio o acrilica, con la stoffa, le pietre dure, il legno; usa i pennelli ma spesso direttamente le mani, perché “mi piace avere il contatto diretto con la materia (alcune opere potrebbero essere definite al confine tra pittura e scultura, come quelle realizzate con la carta) o con piccoli arnesi non convenzionali tipo piccoli rulli di plastica”. Ma sempre mantenendo, aggiungiamo noi, una forte pittoricità dell’impatto visivo, attraverso la libertà del segno, e un’ispirazione rapace e istintiva che sa trasformare gli incontri fortuiti con i materiali più svariati in opere d’arte perfettamente compiute.
Nei suoi dipinti, gli incastri di colore che ne costituiscono l’essenza, a volte sono nitidamente definiti, a volte talmente sminuzzati da costituire un labirintico intreccio, ma mantenendo comunque una forte capacità evocativa di immagini a noi familiari. E alla base della sua ricerca vi è sempre il binomio stuttura-colore capace di stabilire dei percorsi mentali nell’ambito del quadro: così le figure geometriche, in questa ricerca, perdono ogni connotazione puramente spaziale per assumere le funzioni di entità linguistico-percettive in grado di stabilire una nuova sintassi della visione che superi ogni convenzionale confine tra stili e tecniche per innalzare un autentico e genuino canto alla libertà dell’espressione artistica.