Arch. Massimo Casarella
Mi chiamo Massimo, sono nato a Torino 39 anni fa. Sono iscritto all’Ordine Architetti di torino dal 2007. Oltre alla laurea in Architettura ho un master in Economia e gestione imprenditoriale e sono l'unico Architetto ad aver vinto il Concorso per l'Innovazione Tecnologica Galileo Ferraris.
Ho a lungo lavorato o nel mondo Cooperativo, imparando la “mutualità”. Principio che potrebbe dare una risposta concreta all'attuale crisi. Qui mi sono reso conto che in Italia l’Architettura è per 80% delle persone quella di BRAVA CASA e non quella di DOMUS o CASABELLA.
Le persone vogliono vivere nelle case di Brava Casa e non in una bianca “cella”, asettica che occupa la prima pagina di Domus.
Ho imparato, a duro prezzo che gli architetti sono visti dalla maggioranza come dei “tecnici del superfluo”.
Utili solo per ottenere dei permessi, dalle amministrazioni, "dei maestri della burocrazia", ma sempre poco pratici e troppo cari per quello che offrono.
La gente comune, per ragioni culturali, non riconosce nel progetto di un architetto, un lavoro intellettuale ma un esercizio di stile.
Questo perché gli Architetti negli ultimi trent’anni, non sono stati in grado di valorizzare le loro capacità progettuali. Perché ci siamo messi a competere sul terreno della mera tecnica, campo degli ingegneri, dei geometri e non ci siamo posti sul piano della progettazione e dell’innovazione.
Abbiamo trasformato la professione di architetto in “parassita dell’edilizia”. Questo perché, la maggior parte dei professionisti, (che non lo ammette) guadagna più dalle ditte appaltatrici, che dovrebbe sorvegliare, che dalla committenza che incarica la progettazione.
A mie spese ho imparato che il mercato immobiliare non può condizionare i professionisti se questi vogliono esser tali.
La mia passino per l’architettura in questi anni è divenuta "matura" meno integralista e più pratica.
Credo che, quello che posso fare è riportare il linguaggi al livello delle persone comuni, comprensibile e alla portata di tutti. Com’è stato fatto negli ultimi vent’anni in Spagna.
Trasfomando l'architettura fatta dagli architetti, per gli architetti (anche quando non sono affatto degli archi star), in architettura per tutti.
Comprensibile a alle persone dove viene rappresenta la vita vera e la realtà quotidiana.