Maria Giovina Russo
Writer and Narrative Artist in Italy
Avete visto l'Agave?
Questo duro e selvaggio africano che per foglie ha enormi lance? Ama e muore ogni dieci anni. Circondata dalla grande esplosione della vita, con un getto d’amore, tanto a lungo accumulato nella rude creatura, con il rumore d’uno sparo, parte – scatta verso il cielo. E questo getto è tutto un albero, non meno di nove metri, ispido di tristi fiori. Tutto visibilmente ama. E' il mondo dell’immaginario, ma anche della misura. E la misura è data dall’affioramento dell’immagine, di un tesoro nascosto. Nel caso dell’arte non può esistere questo tesoro senza esibizione e possesso. Un esercizio di ricchezza. Soltanto che l’artista esercita il possesso e non la proprietà.
Espone la sua ricchezza e la mette sempre a repentaglio – così tirando in una doppia direzione, produce un affioramento che gli consente di portare a visione lampante ciò che è depositato nell’oscurità, che è sempre immagine della differenza, quella misura ricavata da una cesura tra l’immaginario ed il sè. Portando alla luce soltanto alcuni frammenti della propria ricchezza, il lavoro diventa interminabile. E’ l’esercizio che abilita l’artista a sentirsi collegato al suo potenziale: quella carica e pulsione narcisistica che proverbialmente accompagna il lavoro creativo.
Naturalmente l’artista non ha progetti per il suo sprofondamento.. procede come un rabdomante, si lascia scorrere nell’accidentato territorio che custodisce il tesoro. Questo non è ancora il ‘tesoro dell’arte’ – per cui occorre una precisa metamorfosi: che si trasformi nella qualità affinata dell’immagine. Il processo di affinamento avviene durante la risalita della materia dell’immaginario. Solo allora avviene la trasformazione.
Quello che si diffonde, è la notizia di questa ricchezza che resta in ogni caso in profondità, ma di cui ora ne è rivelata la possibilità di accedervi. L’argomento riguarda essenzialmente lo ‘sbocciare dell’artista’. Il segno è una metafora meravigliosa, ed è allo stesso tempo la chiave per estrarre la metafora dal tempo, contenuta nel corpo delle cose. E’ la tensione di un paradosso, l’apertura di un vicolo cieco o ancora il segno, la temperatura ed il suono di di un clichè e la sua matrice. E’ la matematica dei segni. Questo modo di vedere le cose non determina il saper disegnare – ma determina il corpo – il corpo autentico delle cose e soprattutto il tuo corpo d'artista.