Manuela Mastropasqua
Nell'agricoltura convenzionale, per fronteggiare gli attacchi dei patogeni che le colture intensive e la concimazione con nitrati rendono frequenti e massicci, s'impiega una vasta gamma di pesticidi tossici. Ognuno di noi è esposto a questi prodotti perché si possono ingerire con gli alimenti. Per questo motivo esiste una normativa di legge molto rigorosa sui pesticidi sia riguardo ai tempi e alle modalità di impiego sia per i livelli di residui che possono essere presenti nei prodotti alimentari messi in commercio.
Eppure, nonostante le buone intenzioni dei legislatori e l'impegno degli enti preposti ai controlli, non si può stare ancora del tutto tranquilli. Secondo l'ultimo dossier di Legambiente, è ancora alta la percentuale di prodotti, soprattutto frutta, olio, uva e vino, che ai controlli risultano contaminati da uno o più residui (più dell'1% di essi risulta addirittura fuori legge perché supera i limiti consentiti).
Poiché i pesticidi tossici dell'agricoltura convenzionale non vengono usati nell'agricoltura biologica, c'è da aspettarsi che non esista il rischio di ingerire residui quando si consumano alimenti prodotti con questo metodo. In due studi accurati è stato dimostrato che i bambini in tenera età, se consumano prodotti provenienti dall'agricoltura convenzionale, assumono significative quantità di residui di pesticidi organo-fosforici, sostanze sospettate di essere neurotossiche, che si accumulano nel sangue. Invece, il veicolo di esposizione a tali pesticidi viene chiaramente evitato se i bambini consumano prodotti biologici.
I nemici del biologico vanno sostenendo che, dal punto di vista nutrizionale, non ci sono differenze significative tra i prodotti convenzionali e biologici per quanto riguarda il contenuto in nutrienti, quali proteine, grassi e carboidrati. Nel caso del grano si sostiene addirittura che il convenzionale è superiore a quello biologico perché risulta essere più ricco di glutine. Ma quello che si omette di dire è che una farina a maggior contenuto in glutine conviene all'industria della panificazione (più glutine c'è nella farina, più rapidamente e con maggiori quantità di lievito si può panificare), ma non certo ai consumatori, considerato che il glutine è fatto di proteine poco digeribili e carenti di alcuni aminoacidi essenziali come la lisina. E la scarsa digeribilità delle proteine è uno dei fattori di rischio d'insorgenza di