Roberto Albini

Rome

Sono cresciuto a pane Kafka, marmellata e Baudelaire. Da ragazzo sognavo di diventare anche io uno scrittore decadente, di passare le giornate in un bar di qualche quartiere boemienne bevendo assenzio e piangendo sui mali cosmici dell’animo fino a sera, quando sarei tornato in un appartamento squallido di qualche pensione frequentata da puttane e, sedutomi su una vecchia sedia tarlata, avrei partorito racconti al chiar di luna.
In verità vivo in un appartamento squallido ma al posto dell’assenzio bevo Ceres. Mi siedo su una vecchia sedia di legno tarlata è vero, ma non riesco a vedere la luna perchè è coperta dai palazzi. Alla fine mi limito solo a scrivere storie seduto a una scrivania, mentre mangio pizza con la mortadella.
In fondo ho esaudito il trenta per cento dei miei sogni adolescenziali.
A qualcuno è andata anche peggio.

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