Yorick Stonecipher
Che ha superato l'arco dantesco riuscendo a sfangarla, e non è stata roba da poco. Che una sera, propizia ad un'epifonèma, in cui si era fuori al gelo, ha detto, in un nuvola di fiato condensato, “Napoli è il posto più vicino dove fuggire; Napoli è un posto dal quale fuggire”. Che i prodotti culturali di suo gradimento - non è mai sazio - superano i muri, creano squarci, fanno sussultare, scompongono e ricompongono; non distingue tra alto e basso, sacro e profano, ma tra bello e brutto, onesto e disonesto. Che percorre avanti e indietro,macinando chilometri, una linea dritta e nera nell'acqua clorata di una piscina azzurina alla ricerca di epifanìe. Che, convinto della necessità di superare le categorie politiche novecentesche e di pensare il mondo in modo nuovo, ne osserva mestamente, tra le macerie, gli epifenòmeni. Che si diletta a perdersi nei dizionari; che detesta le ridondanze - meglio le digressioni; che non ha nostalgie o rimpianti se non per quei pomeriggi infiniti e arancioni. Che prima o poi riuscirà ad assaporare,nel croccante prato marzolino, una breve epistassi.